Riflessioni “danzanti”

Rovistando fra i cassetti della mia camera alla ricerca di una foto, son venute fuori loro due piccole headforemost scarpette da ballo.

Un tuffo nel passato, un po’ torbido, correva l’anno 1982 circa cinque mesi dopo l’esordio del fran perea la chica de la habitación de al lado diabete tipo 1, come tutte le bambine di quell’età (6 anni appena compiuti) credevo in principi e principesse e come da protocollo sitio de citas rancagua da grande volevo fare la ballerina.

I miei genitori mi accontentarono e fui iscritta in una scuola di danza del mio paese, ricordo ancora la Kaga Bandoro gioia per l’acquisto di queste scarpette e tutto l’occorrente per la danza.

Le lezioni sono durate appena una settimana, perché il mio diabetologo consigliò a mamma e papà di evitare di farmi fare quel tipo di attività, perché trovandomi nel periodo invernale potevo raffreddarmi e questo avrebbe creato seri problemi nella gestione del diabete. Perché le terapie disponibili e le strumentazioni erano lontane anni luce da quelle di oggi, ed era tutto molto più complicato.

Da allora non ho mai più “ballato” e non so, se mi avessero consentito di frequentare quella scuola, se sarei stata realmente portata per la danza o meno, sicuramente avrei imparato qualcosa.

Questo tuffo nel passato, mi permette di essere felice per quello che i ragazzi diabetici possono fare oggi, per le conquiste ottenute grazie all’impegno di molti, sicuramente ci sono ancora molte cose da migliorare per rendere la nostra vita più semplice, ma tanto è stato fatto.

Chissà, magari un giorno potrei decidere di provare l’ebbrezza della danza, nella vita mai dire mai.

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